La British Board of Film Classification (BBFC) ha pubblicato una sua ricerca (preparata da Cragg Ross Dawson) sul passatempo elettronico, giungendo a conclusioni sia scontate che, per certi versi, inaspettate.
L'obiettivo della ricerca è stato quello di gettare uno sguardo su tutti gli aspetti che coinvolgono il videogame che possono essere riassunti in questi punti chiave:
* il fascino di videogiocare
* l'impatto che l'atto di giocare ha sui partecipanti e sul loro comportamento
* cosa i videogiocatori pensano della violenza nei videogiochi
* quanto il livello di interattività influisca sull'esperienza videoludica
* come vengono scelti i videogiochi
* cosa pensano i genitori dei videogames
E' palese come queste siano delle domande semplici, quasi banali, e come già molti opinionisti abbiano detto la loro. Ma i risultati della ricerca non sono per nulla superficiali e scontati.
La BBFC classifica circa 6 o 7 giochi pubblicati nel Regno Unito, mentre la maggior parte dei titoli viene passata al vaglio della Pan-European Game Information (PEGI). Questa ricerca sui videogame e sul videogaming in generale è stata condotta così che la BBFC potesse usare il giusto metodo di classificazione dei videogiochi, dato che il videogioco come mezzo di informazione è ben diverso da altre come film e televisione.
Il fascino di videogiocare
Una risposta a questa domanda è la stessa che darebbe chiunque passi il proprio tempo a guardare film e programmi televisivi: videogiocare serve a evadere dalla realtà quotidiana. Il mondo pieno d'avventura che c'è dentro lo schermo non contiene rischi e in più i giocatori hanno un pieno controllo della situazione, differentemente da quanto avviene nel mondo 'reale'.
I giochi inoltre danno un senso di soddisfazione e di interattività inconcepibili per la televisione o il cinema.
L'impatto che l'atto di giocare ha sui partecipanti e sul loro comportamento
Si è visto che i videogiochi influiscono maggiormente sulle capacità d'azione del giocatore e non intervengono sul carattere della persona e sulle sue modifiche. I giocatori sono più propensi a fare progressi nell'abilità nel gioco invece che nello scorrere della trama. Essi affermano che i videogiochi migliorano la coordinazione visuospaziale (occhio-mano) e che sono mentalmente stimolanti.
Sembra che i videogiocatori dimentichino meno facilmente di essere immersi in un videogioco di quanto possano fare i telespettatori immobili davanti alla TV. Sorprendentemente è risultato che i videogiocatori siano meno coinvolti emotivamente nel gioco: la loro concentrazione è focalizzata solo nell'obiettivo che si sono prefissati, e cioè progredire nel gioco; di fronte a scene di violenza in un videogioco, i giocatori sono consapevoli che si tratta solo di un compito da svolgere e affermano che la violenza vista nei film o in TV è più realistica ed emotivamente coinvolgente.
Questo è un piccolo stralcio dell'intera ricerca fatta da Cragg Ross Dawson per conto della BBFC: sono stati infatti intervistati genitori, gente che non è avvezza ai videogiochi, casual-gamers, videogiocatrici, e per ogni categoria sono stati riscontrati risultati vari e sorprendenti.
Per chi fosse interessato all'intera ricerca, rimando a questo link per il PDF di 'Video Games' a cura di Gragg Ross Dawson.
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