Il presidente George W. Bush ha organizzato una task force di membri del suo Governo per sondare tutte le possibili cause che hanno portato al tragico massacro del Virginia Tech. Tra le aree sotto esame da parte di questi investigatori governativi ci sono anche (e ovviamente) i videogames.
'Si possono incolpare le armi. Si può incolpare la facilità d'accesso ai mezzi di informazione. Si possono incolpare i videogiochi.' Così ha commentato John Huntsman, in merito alla catena di violenza che ha sconvolto l'America qualche settimana fa, cercando di enunciarne le possibili cause.
Il legame tra videogiochi violenti e follia giovanile ha fatto il suo ingresso nell'immaginario collettivo a partire dai fatti di Columbine, dove due ragazzi armati di tutto punto irruppero in una scuola uccidendo e ferendo compagni e insegnanti. In quei giorni bui il dito fu puntato su giochi come Grand Thief Auto, Thrill Kill molti altri FPS.
Su questa scia, l'avvocato Jack Thompson iniziò la sua crociata (ancora in corso) contro i videogiochi violenti, cercando di convincere i legislatori di vari stati a emanare uno statuto che sanzionasse i produttori e i distributori di tali videogames e rivolgendo la sua paranoia addirittura verso i blog riguardanti i videogames.
Il segretario dell'Health and Human Service Mike Lewit ha recentemente visitato lo stato dello Utah per discutere con le forze di polizia locali riguardo la crescente violenza tra i giovani del luogo. Qualche tempo fa infatti Salt Lake City (capitale dello Utah) è stato teatro di un altro scontro a fuoco coinvolgente un immigrato bosniaco.
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