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Recensioni Xbox360


Need for Speed ProStreet

Grafica: 7
Sonoro: 7.5
Innovazione: 6.5
Longevità: 7
Giocabilità: 7
Modalità Online: 7
7/10
Buono

A cura di Sp4zio

L’intrattenimento digitale è costellato da una consistente varietà di serie videoludiche, ognuna delle quali vanta origini più o meno profonde. Tra queste, Need for Speed vi si colloca agilmente poiché ha alle spalle oltre dieci anni di attività, durante i quali diversi episodi si sono susseguiti forgiando di fatto un’icona per quel che riguarda il genere automobilistico.
Il primo episodio della serie vide la luce nel lontano 1994 e venne rilasciato dapprima per 3DO, Playstation e PC e successivamente per Sega Saturn, circa due anni dopo. L’obiettivo primario fu quello di donare al videogiocatore un’esperienza simulativa, tanto che Electronic Arts lavorò a stretto contatto con una rivista automobilistica al fine di studiare al meglio i comportamenti delle autovetture ed i relativi rombi dei motori. Da lì a poco le cose avrebbero assunto nuove forme, infatti già dal secondo episodio della serie vennero abbandonati i canoni della simulazione realistica in favore di un approccio più immediato, tipicamente arcade.
Tra gli episodi di spicco, specie per il successo ottenuto, non possiamo non ricordare i due Underground, entrambi caratterizzati da vaste città liberamente esplorabili e competizioni clandestine per tutti i gusti. Passando per Most Wanted e Carbon, ecco che arriviamo a parlare del nuovo nato. Vediamone i dettagli.


Si cambia strada

Need for Speed: Pro Street segna indubbiamente una svolta importante per la serie, forse decretata dall’esigenza di rinnovarne l’anima a cui per diversi anni ci eravamo abituati. Sondate tutte le sfaccettature delle gare clandestine, adesso gli sviluppatori ci propongono un ritorno alle competizioni legali, alla luce del sole, ambientate tra l’altro in circuiti reali dislocati in diverse parti del mondo, come Giappone, Germania e Stati Uniti.
Ciascun evento è pianificato ed autorizzato da un’organizzazione di gara che provvede persino all’allestimento di un palco, dal quale uno speaker intrattiene pubblico e piloti con brani musicali e commenti durante le fasi più concitate della gara.
In Pro Street vestiremo i panni di Ryan Cooper, un giovane pilota emergente con l’obiettivo di mostrare il suo talento e diventare il “re della strada” strappando il titolo al campione di turno, l’acclamato Ryo, il classico bullo dall’atteggiamento spaccone che ama fare bella mostra di sé. Prima di giungere alla finale resa dei conti, Ryan dovrà prima vedersela con “boss” minori, ognuno dei quali dotato di una particolare dote di guida e personalità. Quest’ultimi, inoltre, lanciando occhiatacce di scherno faranno il possibile pur di difendere il proprio prestigio nella relativa categoria di gara che rappresentano.


Gomme bollenti, sempre vincenti

L’importante non è vincere, ma dominare. Già, proprio così, infatti oltre a conquistare primi posti, ogni gara portata a termine ci farà guadagnare dei punti che si aggiungeranno nella scheda di valutazione dell’evento. Quanto più sarà schiacciante la nostra vittoria, tanti più punti riceveremo. A tal proposito, ogni set di gare di cui si compone la modalità carriera è caratterizzato da un punteggio limite, raggiunto il quale si conquista di diritto il titolo di Dominio.
Ciascun evento è costituito da una serie di sfide appartenenti a tipologie di gara differenti: grip, drift, drag, speed challenge e alcune diversificazioni.
Le sfide grip si svolgono in circuiti chiusi, costituendo di fatto delle corse convenzionali in cui dovremo battagliare contro sette avversari per la conquista del gradino più ambito del podio.
Nelle sfide drift metteremo in pratica la tecnica di guida che consiste nel mantenere l’auto in sbandata controllata per l’intera percorrenza della curva, dosando l’accelerazione e controsterzando quando necessario.
Le gare drag sono molto particolari, infatti prima della partenza dovremo riscaldare le gomme eseguendo spettacolari burnout, così da guadagnare maggiore aderenza per la fase di gara, che si svolge in lunghi rettilinei in cui vince il pilota che taglia per primo il traguardo. Nei drag le macchine più adrenaliniche sono senza dubbio le cosiddette muscle car americane, quest’ultime se preparate a dovere riusciranno persino ad impennare per diversi metri dopo la partenza. Ad ogni modo, non vincerà obbligatoriamente l’auto più veloce, occorrerà soprattutto intervenire con estremo tempismo sul cambio delle marce, usufruendo pure del tasto della frizione.
Nelle sfide speed challenge, infine, il nostro scopo sarà quello di scaricare tutti i cavalli della nostra auto lungo un circuito costituito da più checkpoint, ognuno dei quali registrerà la nostra velocità al passaggio. Il vincitore sarà il pilota che avrà registrato la maggiore velocità totale rispetto agli altri opponenti.

Le competizioni descritte poco sopra, oltre a delineare la struttura della carriera, sono disponibili pure nella modalità multiplayer, la quale si presenta ricca di opzioni e dotata di un'interessante novità che ci consente di creare un intero evento di gara personalizzandolo con le sfide che più ci aggradano e specificando pure eventuali restrizioni sulle auto che vi prenderanno parte. Una volta definiti tutti i parametri dell'evento, amici e giocatori di tutto il mondo potranno parteciparvi fino alla scadenza dello stesso; è opportuno precisare che si tratta di eventi in condivisione, un pò come i tornei cui PGR ci ha abituato. Il vincitore sarà colui che avrà totalizzato più punti prima che la competizione volga al termine. Ciò rappresenta senza dubbio una vera chicca e ci permette di vestire i panni di veri e propri organizzatori. E’ invece assente una carriera online che rispecchi quelle già viste in titoli come Forza Motorsport 2 e PGR4, ad ogni modo non mancano le classiche gare veloci e classificate. Talvolta l’esperienza online sarà intaccata da un netcode non sempre all’altezza con il lag che ne consegue, ma ciò non pregiudicherà i ridotti tempi di attesa delle lobby, non avremo infatti difficoltà a trovare partite ed iniziare a giocare. Alcuni menù inerenti però, potrebbero risultare poco immediati durante le prime partite, ma si finisce col farci l’abitudine. Chiudono il cerchio le consuete statistiche e classifiche aggiornate in tempo reale.
Chi non dispone del Live, potrà contare sull’ottimo multiplayer locale che prevede funzionalità del tutto simili a quelle fruibili online, ovvero la creazione personalizzata di un evento di gara e le relative sfide.


Allacciamo le cinture!

Pro Street, oltre ad abbandonare il fenomeno delle corse illegali, introduce pure un’innovazione che lo differenzia dai suoi predecessori: ciascuna vettura è soggetta a danneggiamenti realistici che ne compromettono la manovrabilità e le prestazioni, quindi i danni non saranno solo estetici, bensì anche tangibili. Ogni parte dell’auto è sottoposta a graffi, ammaccature e perdite di pezzi sull’asfalto, infatti dopo un impatto violento non sarà difficile vedere un paraurti traballante piuttosto che il cofano accartocciato o uno specchietto in frantumi.
Un altro aspetto degno di nota, nonchè gradevole dal punto di vista visivo, è rappresentato dal fumo scaturito dai bollenti burnout e dalle ardite manovre di drift.

Il modello di guida offertoci, è caratterizzato da una chiara impostazione arcade ornata da elementi simulativi in grado di rendere più profonda e gratificante l’esperienza di guida. Rispetto ai precedenti episodi della serie, infatti, interverremo con maggiore frequenza sul freno, specie in alcuni tracciati. Inoltre l’auto sarà più rigida e talvolta nervosa, ma nonostante ciò il grado di difficoltà si attesta su bassi livelli, complice pure la scarsa intelligenza artificiale degli avversari. Tuttavia è apprezzabile il fatto che questi non seguino una traiettoria di guida pre-impostata, bensì commetteranno anch’essi qualche errore con conseguente impatto o dritto lungo le vie di fuga del tracciato.
Le auto a disposizione sono circa sessanta, tutte appartenenti a marchi più o meno prestigiosi. Ce n’è per tutti i gusti e per tutti gli stili, dalle imponenti muscle car americane alle carismatiche fuoriserie tedesche, sino ad arrivare alle sportive giapponesi, regine incontrastate del tuning.
La varietà dei circuiti è apprezzabile, alcuni pure abbastanza tecnici per via di tornanti, chicane e strette curve a gomito. Seppur qualcuno pecchi in elementi di contorno, ci appaiono variopinti, disseminati di tabelloni ed oggetti sgargianti e sotto un sole cocente, differenziandosi nettamente dalle vie notturne dei predecessori.


Sotto il cofano

Indubbiamente l’aspetto più significativo della serie è la possibilità di elaborare e personalizzare la propria auto in base al proprio stile. In Pro Street, questo elemento di spessore è stato ulteriormente affinato introducendo il cosiddetto blueprint. Si tratta del progetto tecnico della nostra auto, comprendente sia elaborazioni delle parti meccaniche sia elaborazioni estetiche. Per ciascuna auto possiamo configurare tre blueprint differenti, selezionandone uno piuttosto che un altro in base alle esigenze di gara.
L’elaborazione meccanica prevede l’installazione di parti motore ufficiali in sostituzione dei pezzi originali. Si procede poi con la configurazione di un assetto, il quale include diversi parametri personalizzabili, come ad esempio la registrazione del cambio, la regolazione delle sospensioni e delle molle e così via.
L’elaborazione estetica comprende applicazioni di vinili e l’autosculpt, ovvero la modellazione della carrozzeria. I vinili disponibili sono davvero numerosi e sono utilizzabili per categorie: strisce, fiamme, tribali, animali, personaggi, scritte, motti e quant’altro. Basta davvero poco per creare un’auto unica ed originale. L’autosculpt ci permette di migliorare notevolmente l’aerodinamica della nostra auto intervenendo sui paraurti, sugli alettoni, sulle prese d’aria e sulle minigonne.
Ogni modifica che apporteremo, sia essa meccanica od estetica, si ripercuoterà notevolemente sulla manegevolezza e sulle prestazioni del veicolo, adattandosi al meglio al nostro approccio di guida, passando da una guida aggressiva ad una guida pacata e ragionata. Settata l'auto, il relativo blueprint può persino essere condiviso con altri giocatori, aggiungendo al multiplayer un interessante incentivo a mostrare le nostre capacità di meccanico.


Ci vogliono più cavalli

E’ tutt’altro che facile sfornare annualmente un nuovo episodio di un’importante serie, si rischia infatti di offrire un prodotto che poco differisce dai precedenti lavori o peggio ancora di stravolgerne il carattere vincente e deludere le aspettative. Proponendosi con un approccio di gioco sicuramente più responsabilizzato, Pro Street si presenta ai nostri occhi con l’intento di portare una ventata d’aria fresca alla serie. Seppur il nuovo look sia presentabile, molti storceranno il naso, specie coloro che si aspettavano un Underground in veste next gen. Graficamente si poteva fare indubbiamente di meglio, i modelli poligonali delle auto poco si distaccano da quelli già visti in Carbon e alcune piste risultano talvolta povere di dettagli e di elementi a bordo pista, specie quelle ambientate nel deserto del Nevada. Inoltre la pulizia visiva è minata da un leggero effetto aliasing che colpisce soprattutto i contorni delle auto ed i cordoli del tracciato. La sensazione di velocità risulta elevata e viene marcata ulteriormente mediante l'utilizzo dell'effetto motion blur, di cui il motore grafico ne fa uso quasi spropositato specie durante l'impiego del Nos. La palette cromatica impregnata di artificiosità e gli sporadici cali di frame rate, invalidano ancor più il già altalenante comparto tecnico.
Scandagliando il gameplay viene fuori un livello di difficoltà troppo basso ed un’intelligenza artificiale approssimativa, senza dubbio migliorabile.
Aspetti che aiutano a mitigare i lati negativi sono il tuning e la personalizzazione delle auto e le ottime opzioni multiplayer. Ulteriore pregio è dato dall'ottima e varia colonna sonora che saprà accompagnarci lietamente sia durante la navigazione nei menù sia durante la corsa. Tanti gli artisti presenti, dal sound hard-rock della band californiana Avenged Sevenfold all'indie-rock inglese dei Bloc Party, dalla musica elettronica della band tedesca Digitalism al rock newyorkese della band Yeah Yeah Yeahs, sino ad arrivare al forse più noto, specie per il remix di A little less conversation, Junkie XL, già protagonista per aver curato le colonne sonore dei precedenti capitoli di NFS, come Underground e Carbon.
I rombi dei motori sono abbastanza credibili, così come nella media sono gli effetti sonori su pista.


Conclusioni

Lo sforzo fatto dai programmatori è apprezzabile, peccato che l’essenza tipica della serie non ne abbia tratto profitto, anzi. Pro Street è un titolo che alla lunga può risultare ripetitivo, tuttavia giocato a piccole dosi riesce ad intrattenere e talvolta riesce a regalare qualche soddisfazione quando ci si dedica alla personalizzazione dell’auto.
Si sente la mancanza della modalità “esplora”, ma tutto sommato le piste qui non mancano. In attesa di un ipotetico Underground 3, gli amanti della serie troveranno in Pro Street buon gioco.

 

Pro 

  •  Tuning e personalizzazione auto
  • Buona colonna sonora
  • Interessanti opzioni multiplayer
  • Auto disponibili

Contro

  • Reparto tecnico altalenante
  • Scarsa IA
  • Difficoltà troppo bassa
  • Alla lunga monotono


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