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Griglia di partenza
L’intrattenimento digitale è costellato da una consistente varietà di
serie videoludiche, ognuna delle quali vanta origini più o meno
profonde. Tra queste, Need for Speed vi si colloca agilmente poiché ha
alle spalle oltre dieci anni di attività, durante i quali diversi
episodi si sono susseguiti forgiando di fatto un’icona per quel che
riguarda il genere automobilistico.
Il primo episodio della serie vide la luce nel lontano 1994 e venne
rilasciato dapprima per 3DO, Playstation e PC e successivamente per
Sega Saturn, circa due anni dopo. L’obiettivo primario fu quello di
donare al videogiocatore un’esperienza simulativa, tanto che Electronic
Arts lavorò a stretto contatto con una rivista automobilistica al fine
di studiare al meglio i comportamenti delle autovetture ed i relativi
rombi dei motori. Da lì a poco le cose avrebbero assunto nuove forme,
infatti già dal secondo episodio della serie vennero abbandonati i
canoni della simulazione realistica in favore di un approccio più
immediato, tipicamente arcade.
Tra gli episodi di spicco, specie per il successo ottenuto, non
possiamo non ricordare i due Underground, entrambi caratterizzati da
vaste città liberamente esplorabili e competizioni clandestine per
tutti i gusti. Passando per Most Wanted e Carbon, ecco che arriviamo a
parlare del nuovo nato. Vediamone i dettagli.
Si cambia strada
Need for Speed: Pro Street segna indubbiamente una svolta importante
per la serie, forse decretata dall’esigenza di rinnovarne l’anima a cui
per diversi anni ci eravamo abituati. Sondate tutte le sfaccettature
delle gare clandestine, adesso gli sviluppatori ci propongono un
ritorno alle competizioni legali, alla luce del sole, ambientate tra
l’altro in circuiti reali dislocati in diverse parti del mondo, come
Giappone, Germania e Stati Uniti.
Ciascun evento è pianificato ed autorizzato da un’organizzazione di
gara che provvede persino all’allestimento di un palco, dal quale uno
speaker intrattiene pubblico e piloti con brani musicali e commenti
durante le fasi più concitate della gara.
In Pro Street vestiremo i panni di Ryan Cooper, un giovane pilota
emergente con l’obiettivo di mostrare il suo talento e diventare il “re
della strada” strappando il titolo al campione di turno, l’acclamato
Ryo, il classico bullo dall’atteggiamento spaccone che ama fare bella
mostra di sé. Prima di giungere alla finale resa dei conti, Ryan dovrà
prima vedersela con “boss” minori, ognuno dei quali dotato di una
particolare dote di guida e personalità. Quest’ultimi, inoltre,
lanciando occhiatacce di scherno faranno il possibile pur di difendere
il proprio prestigio nella relativa categoria di gara che rappresentano.
Gomme bollenti, sempre vincenti
L’importante non è vincere, ma dominare. Già, proprio così, infatti
oltre a conquistare primi posti, ogni gara portata a termine ci farà
guadagnare dei punti che si aggiungeranno nella scheda di valutazione
dell’evento. Quanto più sarà schiacciante la nostra vittoria, tanti più
punti riceveremo. A tal proposito, ogni set di gare di cui si compone
la modalità carriera è caratterizzato da un punteggio limite, raggiunto
il quale si conquista di diritto il titolo di Dominio.
Ciascun evento è costituito da una serie di sfide appartenenti a tipologie di gara differenti: grip, drift, drag, speed challenge e alcune diversificazioni.
Le sfide grip
si svolgono in circuiti chiusi, costituendo di fatto delle corse
convenzionali in cui dovremo battagliare contro sette avversari per la
conquista del gradino più ambito del podio.
Nelle sfide drift
metteremo in pratica la tecnica di guida che consiste nel mantenere
l’auto in sbandata controllata per l’intera percorrenza della curva,
dosando l’accelerazione e controsterzando quando necessario.
Le gare drag
sono molto particolari, infatti prima della partenza dovremo riscaldare
le gomme eseguendo spettacolari burnout, così da guadagnare maggiore
aderenza per la fase di gara, che si svolge in lunghi rettilinei in cui
vince il pilota che taglia per primo il traguardo. Nei drag le macchine
più adrenaliniche sono senza dubbio le cosiddette muscle car americane,
quest’ultime se preparate a dovere riusciranno persino ad impennare per
diversi metri dopo la partenza. Ad ogni modo, non vincerà
obbligatoriamente l’auto più veloce, occorrerà soprattutto intervenire
con estremo tempismo sul cambio delle marce, usufruendo pure del tasto
della frizione.
Nelle sfide speed challenge, infine, il
nostro scopo sarà quello di scaricare tutti i cavalli della nostra auto
lungo un circuito costituito da più checkpoint, ognuno dei quali
registrerà la nostra velocità al passaggio. Il vincitore sarà il pilota
che avrà registrato la maggiore velocità totale rispetto agli altri
opponenti.
Le competizioni descritte poco sopra, oltre a delineare la struttura
della carriera, sono disponibili pure nella modalità multiplayer, la
quale si presenta ricca di opzioni e dotata di un'interessante novità
che ci consente di creare un intero evento di gara personalizzandolo
con le sfide che più ci aggradano e specificando pure eventuali
restrizioni sulle auto che vi prenderanno parte. Una volta definiti
tutti i parametri dell'evento, amici e giocatori di tutto il mondo
potranno parteciparvi fino alla scadenza dello stesso; è opportuno
precisare che si tratta di eventi in condivisione, un pò come i tornei
cui PGR ci ha abituato. Il vincitore sarà colui che avrà totalizzato
più punti prima che la competizione volga al termine. Ciò rappresenta
senza dubbio una vera chicca e ci permette di vestire i panni di veri e
propri organizzatori. E’ invece assente una carriera online che
rispecchi quelle già viste in titoli come Forza Motorsport 2 e PGR4, ad
ogni modo non mancano le classiche gare veloci e classificate. Talvolta
l’esperienza online sarà intaccata da un netcode non sempre all’altezza
con il lag che ne consegue, ma ciò non pregiudicherà i ridotti tempi di
attesa delle lobby, non avremo infatti difficoltà a trovare partite ed
iniziare a giocare. Alcuni menù inerenti però, potrebbero risultare
poco immediati durante le prime partite, ma si finisce col farci
l’abitudine. Chiudono il cerchio le consuete statistiche e classifiche
aggiornate in tempo reale.
Chi non dispone del Live, potrà contare sull’ottimo multiplayer locale
che prevede funzionalità del tutto simili a quelle fruibili online,
ovvero la creazione personalizzata di un evento di gara e le relative
sfide.
Allacciamo le cinture!
Pro Street, oltre ad abbandonare il fenomeno delle corse illegali,
introduce pure un’innovazione che lo differenzia dai suoi predecessori:
ciascuna vettura è soggetta a danneggiamenti realistici che ne
compromettono la manovrabilità e le prestazioni, quindi i danni non
saranno solo estetici, bensì anche tangibili. Ogni parte dell’auto è
sottoposta a graffi, ammaccature e perdite di pezzi sull’asfalto,
infatti dopo un impatto violento non sarà difficile vedere un paraurti
traballante piuttosto che il cofano accartocciato o uno specchietto in
frantumi.
Un altro aspetto degno di nota, nonchè gradevole dal punto di vista
visivo, è rappresentato dal fumo scaturito dai bollenti burnout e dalle
ardite manovre di drift.
Il modello di guida offertoci, è caratterizzato da una chiara
impostazione arcade ornata da elementi simulativi in grado di rendere
più profonda e gratificante l’esperienza di guida. Rispetto ai
precedenti episodi della serie, infatti, interverremo con maggiore
frequenza sul freno, specie in alcuni tracciati. Inoltre l’auto sarà
più rigida e talvolta nervosa, ma nonostante ciò il grado di difficoltà
si attesta su bassi livelli, complice pure la scarsa intelligenza
artificiale degli avversari. Tuttavia è apprezzabile il fatto che
questi non seguino una traiettoria di guida pre-impostata, bensì
commetteranno anch’essi qualche errore con conseguente impatto o dritto
lungo le vie di fuga del tracciato.
Le auto a disposizione sono circa sessanta, tutte appartenenti a marchi
più o meno prestigiosi. Ce n’è per tutti i gusti e per tutti gli stili,
dalle imponenti muscle car americane alle carismatiche fuoriserie
tedesche, sino ad arrivare alle sportive giapponesi, regine
incontrastate del tuning.
La varietà dei circuiti è apprezzabile, alcuni pure abbastanza tecnici
per via di tornanti, chicane e strette curve a gomito. Seppur qualcuno
pecchi in elementi di contorno, ci appaiono variopinti, disseminati di
tabelloni ed oggetti sgargianti e sotto un sole cocente,
differenziandosi nettamente dalle vie notturne dei predecessori.
Sotto il cofano
Indubbiamente l’aspetto più significativo della serie è la possibilità
di elaborare e personalizzare la propria auto in base al proprio stile.
In Pro Street, questo elemento di spessore è stato ulteriormente
affinato introducendo il cosiddetto blueprint. Si tratta del progetto
tecnico della nostra auto, comprendente sia elaborazioni delle parti
meccaniche sia elaborazioni estetiche. Per ciascuna auto possiamo
configurare tre blueprint differenti, selezionandone uno piuttosto che
un altro in base alle esigenze di gara.
L’elaborazione meccanica prevede l’installazione di parti motore
ufficiali in sostituzione dei pezzi originali. Si procede poi con la
configurazione di un assetto, il quale include diversi parametri
personalizzabili, come ad esempio la registrazione del cambio, la
regolazione delle sospensioni e delle molle e così via.
L’elaborazione estetica comprende applicazioni di vinili e
l’autosculpt, ovvero la modellazione della carrozzeria. I vinili
disponibili sono davvero numerosi e sono utilizzabili per categorie:
strisce, fiamme, tribali, animali, personaggi, scritte, motti e
quant’altro. Basta davvero poco per creare un’auto unica ed originale.
L’autosculpt ci permette di migliorare notevolmente l’aerodinamica
della nostra auto intervenendo sui paraurti, sugli alettoni, sulle
prese d’aria e sulle minigonne.
Ogni modifica che apporteremo, sia essa meccanica od estetica, si
ripercuoterà notevolemente sulla manegevolezza e sulle prestazioni del
veicolo, adattandosi al meglio al nostro approccio di guida, passando
da una guida aggressiva ad una guida pacata e ragionata. Settata
l'auto, il relativo blueprint può persino essere condiviso con altri
giocatori, aggiungendo al multiplayer un interessante incentivo a
mostrare le nostre capacità di meccanico.
Ci vogliono più cavalli
E’ tutt’altro che facile sfornare annualmente un nuovo episodio di
un’importante serie, si rischia infatti di offrire un prodotto che poco
differisce dai precedenti lavori o peggio ancora di stravolgerne il
carattere vincente e deludere le aspettative. Proponendosi con un
approccio di gioco sicuramente più responsabilizzato, Pro Street si
presenta ai nostri occhi con l’intento di portare una ventata d’aria
fresca alla serie. Seppur il nuovo look sia presentabile, molti
storceranno il naso, specie coloro che si aspettavano un Underground in
veste next gen. Graficamente si poteva fare indubbiamente di meglio, i
modelli poligonali delle auto poco si distaccano da quelli già visti in
Carbon e alcune piste risultano talvolta povere di dettagli e di
elementi a bordo pista, specie quelle ambientate nel deserto del
Nevada. Inoltre la pulizia visiva è minata da un leggero effetto
aliasing che colpisce soprattutto i contorni delle auto ed i cordoli
del tracciato. La sensazione di velocità risulta elevata e viene
marcata ulteriormente mediante l'utilizzo dell'effetto motion blur, di
cui il motore grafico ne fa uso quasi spropositato specie durante
l'impiego del Nos. La palette cromatica impregnata di artificiosità e
gli sporadici cali di frame rate, invalidano ancor più il già
altalenante comparto tecnico.
Scandagliando il gameplay viene fuori un livello di difficoltà troppo
basso ed un’intelligenza artificiale approssimativa, senza dubbio
migliorabile.
Aspetti che aiutano a mitigare i lati negativi sono il tuning e la
personalizzazione delle auto e le ottime opzioni multiplayer. Ulteriore
pregio è dato dall'ottima e varia colonna sonora che saprà
accompagnarci lietamente sia durante la navigazione nei menù sia
durante la corsa. Tanti gli artisti presenti, dal sound hard-rock della
band californiana Avenged Sevenfold all'indie-rock inglese dei Bloc
Party, dalla musica elettronica della band tedesca Digitalism al rock
newyorkese della band Yeah Yeah Yeahs, sino ad arrivare al forse più
noto, specie per il remix di A little less conversation, Junkie XL, già
protagonista per aver curato le colonne sonore dei precedenti capitoli
di NFS, come Underground e Carbon.
I rombi dei motori sono abbastanza credibili, così come nella media sono gli effetti sonori su pista.
Conclusioni
Lo sforzo fatto dai programmatori è apprezzabile, peccato che l’essenza
tipica della serie non ne abbia tratto profitto, anzi. Pro Street è un
titolo che alla lunga può risultare ripetitivo, tuttavia giocato a
piccole dosi riesce ad intrattenere e talvolta riesce a regalare
qualche soddisfazione quando ci si dedica alla personalizzazione
dell’auto.
Si sente la mancanza della modalità “esplora”, ma tutto sommato le
piste qui non mancano. In attesa di un ipotetico Underground 3, gli
amanti della serie troveranno in Pro Street buon gioco.
Pro
- Tuning e personalizzazione auto
- Buona colonna sonora
- Interessanti opzioni multiplayer
- Auto disponibili
Contro
- Reparto tecnico altalenante
- Scarsa IA
- Difficoltà troppo bassa
- Alla lunga monotono
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