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Game Info Game Review Screenshots Gallery
Voto Globale 7
Grafica 7.5
Audio 7
Giocabilità 7
Innovazione 7
Durata 7.5
The Club
Reviews
dr_kerneg
Galleria Completa
Le prime notizie che circolarono riguardo a The Club, gioco firmato Bizarre Creations, mi ricordarono un film risalente agli anni ’80. Mi riferisco a quella produzione mediocre e un po’ edulcorata dal fantasioso titolo ‘L’implacabile’, con protagonista uno Schwarzenegger pieno di steroidi e come sempre armato fino ai denti. Nella pellicola, il nostro amico Schwarzy era alle prese con un violentissimo gioco a premi in cui un uomo deve correre e combattere per la sua sopravvivenza, vedendosela di volta in volta con altrettanti nemici cattivissimi e senza scrupoli, sotto l’occhio (appunto) implacabile delle telecamere.
The Club dal canto suo ci presenta più o meno la stessa minestrina dell’uomo in fuga per aver salva la propria vita, ma con alcuni spunti che si discostano leggermente dal lavoro cinematografico del 1987.

Sciopero degli sceneggiatori
E’ una bella sorpresa vedere come la mamma di uno dei giochi di corse automobilistiche più famoso al mondo decida di rimettersi in discussione per lanciare un titolo che si discosta molto dal suo Project Gotham Racing. Quello che lascia un po’ sconcertati è come l’approccio alla creazione di questo nuovo gioco sia stato a tutti gli effetti identico alle precedenti produzioni. Per avere più chiare le idee basta fare alcune considerazioni: The Club vanta una profondità di gioco pari a quella di una pozzanghera primaverile. Non esiste un plot degno di questo nome che traini la serie di eventi che saremo costretti ad affrontare. Sembra che i ragazzi di Bizarre siano ormai incatenati a un modo di concepire i videogiochi monopolizzato dal loro più famoso progetto. In altre parole: in un video gioco di corse automobiliste il tutto si risolve con una serie interminabile di sfide su tracciati diversi, con un po’ di sano collezionismo a quattro ruote. Non esiste (quasi mai, almeno) una trama che coinvolge i piloti, non viene mai dato accento a una componente narrativa che condisca e accompagni i vari tornei e le varie sfide che si affrontano a bordo dei vari bolidi. E tutto questo va più che bene, se stiamo parlando di un gioco di corse. Il giocatore non si aspetta nient’altro se non di mettersi al volante e bruciare l’asfalto.
Purtroppo, trovandosi alle prese con ben altro genere, i ragazzi di Liverpool avrebbero dovuto fare alcune considerazioni su quello che i videogiocatori cercano in un titolo sparatutto. In questo caso, non basta creare delle arene e metterci dentro un po’ di personaggi (più o meno accattivanti) per realizzare un buon gioco che sia divertente e coinvolgente. La popolazione videoludica alle prese con protagonisti umani e non fatti di carburatori e valvole, desidera, esige vedere sullo schermo ciò che rende unici gli umani: le emozioni. Con questo non voglio dire che ogni sparatutto sia alla fine una soap opera digitale, ma è quasi scontato che per ogni personaggio venga tratteggiata una storia, un background che ci indichi perché si trova coinvolto in un torneo mortale in cui vince chi riesce a sopravvivere. Il disappunto è ancora più bruciante se si considera che i personaggi introdotti in The Club sono addirittura otto e tutti molto diversi tra loro. Bisogna dare atto che è stata abbozzata una minima biografia per ciascuno di questi signori, poche righe di testo in calce allo schermo di selezione che non rivelano nulla se non qualche notizia del loro passato. Creare una storia che facesse da trai d’union ai vari stage che compongono i vari livelli avrebbe solo giovato.
Per entrare nel vivo, il core del gioco è il Club, appunto, un’organizzazione segreta che allestisce tornei in ogni angolo del globo. Non si sa bene come entrarci e cosa bisogna fare per partecipare alle varie gare: si intuisce qualcosa dal filmato iniziale, in cui spesso fa la sua comparsa un biglietto da visita che reca il nome di The Club, appunto, ma nient’altro. Un'altra via per arrivare al Club è quella di esservici sbattuti dentro, rapiti e poi coinvolti in questo sanguinoso torneo.
A capo di tutto c’è il personaggio inquietante del Segretario, un ometto dai modi un po’ untuosi, vestito di tutto punto che si preoccupa di organizzare tutto. In realtà si sa ben poco di lui e il suo passato (ma anche il presente e il futuro) saranno avvolti dal mistero più fitto fino alla fine e oltre.
I veri protagonisti del gioco sono i moderni gladiatori ingaggiati a partecipare al torneo. Ci troviamo di fronte come già accennato a ben otto figure, delle categorie più disparate. C’è il cacciatore russo, l’agente infiltrato giapponese, il poliziotto senza macchia e senza peccato, fino all’inquietante Nemo, dal volto coperto dal cappuccio del suo parka. Ci troviamo di fronte a personaggi bidimensionali, senza carisma e assolutamente intercambiabili. Non ce ne sarà uno che ci piacerà più di un altro, non ci sarà alcun motivo per affezionarci a nessuno di loro e saremo costretti ad utilizzarli tutti solo per completare il gioco al 100%. Con tutto questo materiale si sarebbe potuto fare decisamente di più in questo senso, cercando di rimpolpare il gioco e di condurre il videogamer verso la conclusione quanto meno con un’espressione sorpresa negli occhi. Purtroppo da questo punto di vista Bizzarre creations ha mancato del tutto il bersaglio, tralasciando un aspetto quanto mai fondamentale per questo tipo di gioco.

L’uomo in fuga
Scelto il nostro alter ego viene il momento di entrare nella mischia e cercare di portare a casa la pelle. La modalità di gioco principale è il Torneo. Verremo catapultati in diverse location sparse per il mondo, in cui dovremo affrontare determinate prove con l’unico scopo di annientare quanti più nemici possibili. Le varie modalità di gioco offline si palesano fin da subito e mostrano tutta la loro monotonia. Nelle varie arene postmoderne in cui ci caleremo avremo un solo obiettivo: uccidere. Su questo cardine principale ruotano le varie variazioni sul tema: il classico ‘arriva alla fine del livello tutto intero’ al ‘finisci il livello entro un determinato limite di tempo’, passando per ‘fai tre giri di corsa devastando tutti senza far scadere il tempo’. Tra tutte, la modalità di gioco decisamente più divertente è la ‘sopravvivenza’. Non ha bisogno di molte spiegazioni: sopravvivere per un certo numero di minuti, mentre orde di nemici particolarmente aggressivi ci sparano addosso da ogni dove. In questo caso, il gioco mostra tutto il suo potere distruttivo donando qualche sana soddisfazione e riuscendo a saziare la nostra sete di sangue.
Descritto in questa maniera, il gameplay sembra quanto di più trito esista al mondo. Per fortuna il The Club possiede ancora un asso nella manica: il sistema di punteggio. Come già in PGR, guidando in maniera sportiva e aggressiva si guadagnavano kudos come ricompensa, anche in The Club le nostre esecuzioni più spettacolari verranno premiate con punteggi stratosferici. Diverse variabili entrano in gioco nella valutazione dei nostri colpi migliori: la distanza da cui spariamo, la quantità di colpi utilizzata per annientare un nemico, la parte del corpo che viene colpita e via dicendo. È palese che colpi alla testa sparati da lunghe distanze avranno un valore che andrà al di là della sola soddisfazione personale. Per aumentare l’exploit di violenza insita in questo titolo, è stato introdotto anche un sistema di combo: uccidere tanti nemici in sequenza moltiplicherà il nostro punteggio, spingendoci ad uccidere a ogni secondo senza un attimo di respiro.
Il sistema di punteggio associato a questo tipo di gioco ha il pregio di condizionare molto il modo di affrontare le partite. Ci ritroveremo a cercare in continuazione la traiettoria più precisa, il colpo da maestro per ingigantire il nostro bottino finale. Infatti in ogni modalità di gioco il nostro obiettivo primario sarà quello di totalizzare quanti più punti possibili, per poter scalare la classifica del torneo e piazzarci nelle prime posizioni.

A una prima occhiata The Club offre un buon mix tra frenesia e sangue freddo nelle innumerevoli sparatorie in cui verremo coinvolti. IL sistema di controlli dal canto suo fa il suo dovere, senza far gridare al miracolo. Su questo versante siamo ben lontani dalla perfezione ed è cosa veramente grave in un titolo che della precisione uno dei suoi punti di forza.
La mappatura standard dei tasti è quanto mai classica, quindi da questo punto di vista ci ritroveremo immediatamente a casa nostra: le due levette per gli spostamenti, i grilletti per sparare e prendere la mira, più i vari tasti associati ad altre azioni (capriole, granate, corsa). Cosa c’è che non va, allora? Nell’insieme si ha l’idea che il sistema di comandi sia leggermente legnoso. Siamo ben lontani dalla fluidità e naturalezza visti in altri titoli simili.
Un’altra grande pecca è la mancanza di un tasto per accucciarsi e mettersi al riparo. In un gioco del genere sarebbe stato quanto mai utile, soprattutto negli stage in cui bisogna evitare i proiettili nemici asserragliati in una sola postazione. In realtà, a lungo andare si può anche soprassedere su questa mancanza a causa della scarsissima intelligenza artificiale che anima i nostri avversari. La maggior parte di loro si comporterà come semplice carne da macello, venendoci incontro armati si miserrime pistelette a tappo, a viso scoperto senza nessuna paura di morire. La loro forza sta tutta nel numero, ma non certo nella strategia. Inoltre, cosa veramente fastidiosa, i nemici appariranno sempre negli stessi punti, tanto che se ripeteremo uno stage sapremo in anticipo dove andare a sparare. Capirete come questo comportamento prevedibile del gioco sia una grave pecca che ne mina la longevità e lo rende monotono, ammazzando il senso di sfida. Ripetere un livello per migliorare un punteggio diventa ridicolmente facile, sapendo in anticipo da dove sbucheranno i nemici, non trovate?
A migliorare le sorti del titolo di Bizzarre Creations è il buon compartimento militare che lo compone: avremo a disposizione un buon set di armi, che spaziano dalle pistole ai fucili fino all’immancabile e distruttivo lanciamissili. La potenza e la precisione delle varie armi sono ben calibrate, abbastanza da avvertire la differenza netta che corre tra sparare con una mitraglietta e con un fucile d’assalto. Ben reso anche il rinculo e l’effetto che l’arma ha su chi sta sparando: come in molti giochi del genere è sempre bene sparare raffiche corte e ritmate, anziché scaricare un intero caricatore a vanvera, a discapito della precisione e con un enorme spreco di munizioni.

Images and words
Dal punto di vista grafico, The Club mostra un risultato senza infamia e senza lode. Siamo ben lontani dalla magnificenza di Gears of War o dagli enormi spazi aperti che abbiamo esplorato giocando ad Halo. I livelli si lasciano apprezzare per le varie location, che spaziano da una prigione in disuso a una vecchia villa abbandonata, fino ai vicoli e alle calle scalcinate di una Venezia decrepita e disabitata. Le texture che rivestono le pareti sono dettagliate ma non lasciano certo a bocca aperta. In più l’interazione con l’ambiente è pressochè nulla, se non per la presenza di alcuni bidoni esplosivi.
I protagonisti del gioco sono ben dettagliati e i loro movimenti risultano naturali e fluidi, mentre dall’altra parte della barricata, ci troviamo di fronte a nemici tutti uguali spalmati tra varie etnie ma vestiti praticamente sempre allo stesso modo.
Gli effetti di luce e le esplosioni sono realizzati discretamente.

Il versante sonoro del gioco non è malvagio, manca di quel mordente necessario a dare risalto all’azione che si svolge sullo schermo. Data la totale assenza di una trama non bisogna neanche prendere in considerazione la drammaticità della colonna sonora, che in questo caso serve solo ed esclusivamente da accompagnamento all’insana violenza del gioco.
La riproduzione degli spari purtroppo è mediocre. A parte qualche colpo davvero rumoroso, molte armi soffrono di raucedine e abbassamento di voce, risultando poco incisive durante le detonazioni. Anche le granate purtroppo soffrono di questo difetto, assomigliando poco più a dei petardi ipertrofici.
Il doppiaggio è in italiano per la voce fuori campo che commenta le nostre gesta, soprattutto quando eseguiamo qualche uccisione veramente travolgente. Un discorso a parte merita il chiacchiericcio dei nostri nemici: infatti a seconda del luogo in cui combatteremo, sentiremo frasi espresse nella lingua del luogo. E’ divertente sentire i fantocci governati dalla CPU parlare in italiano durante il livello veneziano, incitarsi l’un l’altro e inveire contro di noi. Per fortuna non sono stati doppiati in dialetto veneto, altrimenti tutto il gioco sarebbe diventato una farsa!

Ci troviamo di fronte a una realizzazione tecnica media, che non lascia gridare al miracolo, punteggiata da alcune trovate divertenti e azzeccate. Questo non fa di The Club un gioco che sia minimante all’altezza della nuova generazione di console. Inoltre, da una casa con una così grande esperienza in campo video ludico come Bizarre ci saremmo aspettati una produzione di livello decisamente superiore.

Squadra vincente
Il multiplayer di The Club si presenta pieno di promesse. Una ricca scelta di modalità di gioco fa ben sperare sulle possibilità che questo gioco può offrire in compagnia di amici. Basti pensare che molte delle pecche del single player verrebbero completamente a mancare: problemi come la scarsa intelligenza artificiale e la prevedibilità dei comportamenti dei nostri avversari sarebbero solo un lontano ricordo. Purtroppo giocando un po’ in rete ci si accorge come la qualità del gioco sia davvero bassa, son un sistema di combattimento impreciso e frustrante. Talvolta non basteranno tre colpi alla testa per vedere cadere un nemico!
Una nota di merito per la costruzione del gioco in multiplayer va alle arene in cui ci fronteggeremo: rispetto al gioco offline esse sono spogliate da ogni limitazione spaziale, risultando grandi tanto da creare delle ottime situazioni di fuoco a distanza e appostamenti per gli irriducibili cecchini.
Le partite scorrono lisce e senza problemi di connessione né di lag, rendendo l’esperienza di gioco godibile.

La lunga marcia
The Club vanta un gran numero di missioni nella modalità principale, tante da tenere impegnati per diverse ore. Il sistema di punteggi rende la sfida ancora più ghiotta e spinge il giocatore a ritentare il livello più e più volte per il solo gusto di polverizzare i record. Purtroppo una premessa di questo genere è completamente annientata da una realizzazione che fa della monotonia il suo cavallo di battaglia, rendendo i vari livelli delle mere fotocopie in serie, tanto da annoiare anche il giocatore più caparbio.
Gli oggetti e i bonus sbloccabili nel corso del gioco sono in gran numero ma nessuno tanto degno di nota da voler per forza arrivare alla fine e ricominciare tutto da capo.
Il multiplayer aggiunge qualcosa in più, ma nulla di tanto eclatante da far aumentare a dismisura il valore del gioco.

Conclusioni
Il progetto di Bizzarre di riscrivere gli shoot’em up in chiave moderna è alla fine un mezzo fallimento. Il tentativo di innovare un genere vecchio e solido con la sola aggiunta di un sistema di punteggi ripreso da un gioco automobilistico non è stata una scelta vincente sotto molti aspetti. Purtroppo molte mancanze e omissis presenti in questo gioco lo relegano in una categoria di titoli che potremmo tranquillamente etichettare come incompleti: l’assenza di una trama, un comportamento dei nemici quanto mai stolido e per finire una realizzazione tecnica di second’ordine infangano un lavoro che sulla carta aveva classe e stile da vendere.
 
PRO
  • Un vero massacro
  • Multiplayer ricco di opzioni
  • Un sacco di location diverse
  • Sistema di punteggio divertente
CONTRO
  • Assenza totale di una trama
  • Nemici idioti
  • Realizzazione tecnica di second'ordine
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