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Fin dal titolo è palese come la paternità di Stranglehold spetti a uno dei più famosi cineasti degli ultimi dieci anni. Parliamo di John Woo, ovviamente, originario di Hong Kong, che calca le scene dietro la sua macchina da presa da oltre tre decadi. La sua notorietà e il suo successo sono giunti verso la fine degli anni Ottanta, con una serie di film d’azione, ormai cult imperdibili per gli appassionati del genere: A Better Tomorrow, A Better Tomorrow 2 e per concludere il fantastico Hard Boiled, che lo ha introdotto nel mondo di celluloide americano. Da quel momento i suoi film sono dei blockbuster proiettati in tutto il mondo, capisaldi del cinema d’azione e fracassone, ma con un’anima pulsante che molti altri film del genere non riescono a proporre. In questa carriera sfolgorante, dove potremmo collocare questo nuovo progetto del regista? Molto semplicemente, Stranglehold è il ponte che riunisce John Woo al cinema di Hong Kong, un ritorno alle origini, un omaggio a quel modo di realizzare pellicole che non è mai più riuscito a ricreare, forse perché i mezzi di Hollywood gli permettevano ben altro o semplicemente perché aveva voglia di esplorare altri registri, non ci è dato saperlo. Ma possiamo stare certi che con Stranglehold, John Woo ci ha regalato un grande pezzo di ‘cinema’ digitale, in cui ha riversato tutta la sua ideologia cinematografica.
Motore, azione!
Il gioco riprende la storia dell’ultimo film ‘cinese’ di Woo, Hard Boiled. Vestiremo infatti i panni dell’ispettore Tequila dal volto perfettamente ricreato di Chow Yun-Fat, con il suo impareggiabile stile e soprattutto con le sue due amate pistole. La storia inizia come una ‘normale’ guerra fra bande malavitose in quel di Hong Kong, in cui ci va di mezzo un poliziotto. Il primo che cerca di fare luce su questo affronto è appunto Tequila, che contravvenendo agli ordini del suo capo, decide di cercare i responsabili dell’omicidio da solo, facendo valere la voce tonante delle sue due sputafuoco. La trama nel corso delle missioni si infittisce, mettendo a nudo una serie di complotti e colpi di scena e spostando l’azione da Hong Kong fino a Chicago e ritorno.
La partecipazione attiva di John Woo nella stesura della trama del gioco si nota soprattutto per la scelta delle tematiche care al regista: la lealtà, il senso dell’onore, la protezione verso le persone care e la vendetta. Quest’ultima (caposaldo di molta filmografia asiatica – Old Boy, ne è un esempio) è la forza trainante dell’intero gioco. Spinge Tequila a combattere contro chi ha assassinato il poliziotto e lo trascinerà in una guerra senza frontiere contro i più pericolosi gangster di Hong Kong.
La storia si dipana in maniera lineare, con qualche flashback in cui vengono spiegate alcune vicende passate che riguardano lo stesso ispettore, ma non mancano le sorprese e i tradimenti. Oltre alle sparatorie, il gioco presenta alcuna sequenze drammatiche da antologia, perfettamente filmate e ben descritte dalle movenze degli attori digitali.
Fin dalle prime battute, Stranglehold si presenta assolutamente user friendly, con un sistema di comandi intuitivo e immediato. Non dovrete penare per memorizzare mille tasti per eseguire combo spettacolari. Vi basterà conoscere il tasto del fuoco e quello del Tequila Time per darvi alla pazza gioia. Ma non lasciatevi ingannare: il gioco presenta molte più opzioni di divertimento di quante se ne possano intravedere a un primo sguardo. E’ possibile infatti interagire con l’intero scenario a disposizione nelle diverse location e questo è il vero punto di forza del titolo, ciò che lo contraddistingue dagli altri action-shooter in terza persona. Si possono riscontrare due livelli di interazione: il primo e il più ovvio è la più bruta e semplice distruzione. In poche parole a suon di proiettili si può devastare qualsiasi cosa, dalle colonne degli edifici, alle insegne dei negozi e dei bar. E tutto questo può trasformarsi in un arma contro i vostri più acerrimi nemici. Studiando bene l’ambiente è possibile effettuare kill multiple semplicemente sparando qualche colpo a un elemento dello sfondo, liberando il campo dai cattivi in men che non si dica. In più far crollare un intera casa a fucilate dà una soddisfazione inebriante!
L’ulteriore livello di interazione Tequila-ambiente è molto più sobrio, anche se assolutamente spettacolare: l’ispettore può infatti destreggiarsi in acrobazie quasi circensi, scivolando su balaustre, saltando sul muro e facendo capriole degne di un ginnasta. Inoltre nelle varie location del gioco sono presenti dei carrelli su cui Tequila si lancia e li cavalca a pancia sotto sparando all’impazzata: una mossa davvero divertente, presa precisamente da una sequenza di A Better Tomorrow!
Una cosa mi ha lasciato perplesso: tutti gli oggetti dello sfondo utilizzabili vengono esplicitamente illuminati durante il gioco, rendendoli visibili e riconoscibili. Questo ovviamente si traduce in una semplificazione del gioco, laddove sarebbe stato più intrigante scoprire volta per volta cosa potesse essere sfruttato a nostro vantaggio. Un difetto di poco conto, considerando che il gioco così come è stato impostato è divertente soprattutto per la sua semplicità di utilizzo.
Accanto a questa alta interazione con l’ambiente circostante, Streanglehold presenta una feature già molto conosciuta ai videogiocatori di vecchia data: il Tequila-time. Questo altro non è che il bullet-time introdotto da Matrix (al cinema) e da Max Payne (nei videogame), l’abilità di rallentare il tempo per riuscire a prendere meglio la mira e far saltare le cervella a quante più persone possibili in pochi attimi. Il Tequila-time si attiverà automaticamente ogni qualvolta l’ispettore esegue una delle sue mosse acrobatiche, garantendo una serie di uccisioni votate alla spettacolarità.
Ma tutto questo a cosa serve? Per fortuna lanciarsi su e giù per una balaustra, arrampicarsi sulla spina dorsale di un T-rex non sono attività fini a se stesse. Infatti, ogni kill corredata dalle giuste evoluzioni ci farà guadagnare dei punti stile: più siamo spettacolari, più punti mettiamo in saccoccia. Questo sistema di ricompensa ci porta verso l’altra divertente opzione presente nel gioco: le Bombe Tequila. Queste sono dei poteri bonus che si acquisiscono nel corso dell’avventura che servono a rendere le sparatorie ancora più divertenti. In tutto ce ne sono quattro: la prima attiva fin da subito è un blando medikit automatico e serve ovviamente a caricare un po’ di energia persa in combattimento. Le altre tre sono invece votate alla distruzione. La più spettacolare è senza dubbio il Fuoco di sbarramento: con l’arma carica e spianata, Tequila passa alcuni secondi a sparare ad alzo zero su tutto quello che si muove! Farlo con il lanciamissili è un’esperienza impareggiabile! Mentre quella più cinematografica è sicuramente la mossa rotante: una volta attivata possiamo gustarci Tequila che rotea le pistole falciando tutti gli avversari intorno a loro, tra lo svolazzare di colombe, segno distintivo per tutto il cinema di John Woo. Da ultimo, bisogna menzionare quella che secondo me è l’abilità più utile: la Mira di precisione. Com’è intuibile, in questa modalità possiamo sparare a un bersaglio lontano e colpirlo a qualsiasi parte del corpo (meglio alla testa!).
In un gioco d’azione non si può non menzionare l’arsenale a disposizion. In questo frangente Stranglehold è abbastanza vario, con una buona varietà di pistole, mitragliette e fucili d’assalto, senza contare l’immancabile lanciamissili. Le munizioni sono presenti in gran quantità, rendendo difficile l’eventualità di rimanere a secco.
Un’altra trovata secondo me geniale di Stranglehold sono i face off in cui verremo coinvolti nel corso dell’avventura. Invece della solita sparatoria uno contro tutti, ci troveremo ad affrontare dei veri e propri duelli faccia a faccia con i criminali. Come se ci trovassimo in un film di Sergio Leone, ci misureremo con i vari cattivi sfidandoli al colpo più veloce, uno per volta: durante il duello è possibile schivare i colpi che ci vengono addosso e contemporaneamente sparare a nostra volta, scegliendo se mirare alla testa del nostro avversario o se possibile sfruttare gli elementi dello sfondo come bombole di gas, insegne e quant’altro.
I livelli sono ben strutturati e creati ad arte per sfruttare al meglio il sistema di gioco: balaustre, carrelli, lampadari da cui volteggiare sparando all’impazzata. Questo dona una certa varietà nel gameplay, visto che saremo spinti a trovare soluzioni sempre più spettacolari e alternative al semplice corri-spara-nasconditi. La frenesia del gioco, d’altronde, lascia poco tempo per pensare e di fronte a un orda di nemici armati fino ai denti ci ritroveremo a premere furiosamente il grilletto attivando il bullet-time in continuazione.
Le missioni che si presentano nei vari livelli sono purtroppo un po’ ripetitive: molto ci ritroveremo a dover fare sempre le stesse cose, come piazzare bombe o distruggere un certo numero di location cruciali. Questo rende il gioco alla lunga un po’ ripetitivo, anche se non cessa di divertire grazie alla sua meccanica ben congegnata. Una cosa che mi ha lasciato perplesso nel corso del gioco è l’assenza di crescita del personaggio. Mi sarei aspettato qualche bonus in più, come l’aumento della barra del Tequila time o quella della salute, per non parlare di eventuali capi di vestiario alternativi o protettivi come un giubbotto antiproiettile. Purtroppo, questa mancanza rende lo scorrere dei vari livelli un po’ monotono e uniforme.
Grafica e Sonoro
Il gioco è supportato dall’Unreal Engine e si vede. Tutto scorre liscio come l’olio e anche le situazioni più affollate sono ben tollerate dal motore grafico, senza errori o rallentamenti. La gestione del bullet time è ben fatta, e il cambio di colore dello sfondo verso una tonalità di rosso sanguigna rende le cose molto pulp. Durante il tequila time, inoltre è possibile vedere le scie dei proiettili mentre sfrecciano verso di noi. Il paragone con le soluzioni grafiche dello scorso Max Paine è d’obbligo. E possiamo dire con certezza che Stranglehold non ha nulla da invidiare al suo fratellastro, anzi possiamo affermare con certezza che dal punto di vista grafico ne raccoglie l’eredità e la eleva a un nuovo standard.
Oltre all’Unreal Engine, i realizzatori hanno implementato nel gioco anche l’Havoc Engine, grazie al quale possiamo godere della splendida interazione con l’ambiente. Questa appendice al motore grafico principale infatti gestisce tutte le collisioni dei proiettili con lo sfondo, creando gli effetti di distruzione che accompagnano le varie sparatorie. Tutto sembra assolutamente realistico: il modo in cui un palo della luce cade sotto i colpi delle nostre armi, le insegne che crollano spargendo scintille, fino alle esplosioni delle bombole di gas che travolgono i nostri nemici.
Grande cura è stata messa anche nella realizzazione dei vari personaggi, in particolare in quelli cruciali che costellano la narrazione della storia e in primis, l’ispettore Tequila, assolutamente identico alla sua controparte in carne e ossa, Chow Yun-Fat, attore feticcio del periodo cinese di John Woo. Accanto a lui, calcano le scene di questo videogioco altri individui totalmente inventati, ma caratterizzati in maniera quasi sublime. Il più inquietante di tutti è Ty Lok, braccio destro del boss Yung Li, con il suo occhio cieco e il tatuaggio sul volto deturpato dalle cicatrici.
I grafici e gli animatori di Stranglehold hanno fatto un ottimo lavoro per quel che riguarda le animazioni facciali dei vari ‘attori’, per dare al gioco un taglio quanto più cinematografico possibile. Nelle scene di intermezzo si nota perfettamente come le espressioni del viso di Tequila e dei suoi interlocutori cambino in base alle parole che stanno pronunciando o al contesto che li circondi. Lo stesso si può dire delle fasi in game, quando l’ispettore reagisce alle scariche di mitra che gli vengono rivolte, arricciando il naso e storcendo la bocca.
Dal punto di vista uditivo, il gioco si presenta all’avanguardia, grazie a una colonna sonora ben fatta e varia. Il taglio musicale è tipicamente asiatico, e chi ha visto qualche produzione cinematografica cinese sa a cosa mi riferisco: percussioni, flauti, strumenti a corda dalle note alte. Lo score musicale comunque si sposa bene con gli avvenimenti narrati e riesce a sottolineare i momenti drammatici della storia con dovizia senza mai esser fuori luogo.
Gli effetti sono molto ben realizzati. Il suono martellante delle armi è realistico e coinvolgente e assolutamente imperdibile è il rumore di cocci rotti che fanno le statue quando vengono distrutte. Da questo punto di vista il livello ambientato nel museo di Chicago è un florilegio di effetti sonori azzeccati e ben equalizzati con il resto dell’azione.
Multiplayer
Stranglehold vanta tra le sue opzioni anche una modalità multiplayer da giocare online. Purtroppo la realizzazione di questa parte del titolo non è per niente soddisfacente. I tipi di partita possibili sono solo due: il Deathmach e il Deathmach a squadre. Forse avevano esaurito la fantasia, ma è noto come in multiplayer non si vive di solo massacro e avrebbero potuto tranquillamente implementare qualche altra opzione per rendere le cose un po’ più appetibili.
Il gameplay della modalità in single player è stato comunque trasferito di sana pianta nella versione online, con tanto di Tequila Time e Bombe Tequila. In realtà le cose sono molto noiose, considerando che alla fine diventa un normalissimo shooter in terza persona, dove tutti sparano a tutti, senza nessuna vera innovazione in questo campo. Il parco titoli della XBOX360 offre decisamente di meglio in questo frangente per cui sconsiglio vivamente di affrontare la modalità multiplayer.
Longevità
Il gioco offre un discreto numero di ore di divertimento in single player, con le sue nove missioni in nove location differenti. I livelli di difficoltà sono ben quattro e l’ultimo, l’Hard Boiled, è veramente tosto. Quello che potrebbe mancare è il fattore rigiocabilità, che potrebbe venir preso in considerazione solo se si vuole migliorare nella tecnica delle uccisioni con stile o al massimo per trovare un po’ di divertimento nel radere al suolo qualche quartiere di Hong Kong. In linea di massima, il gioco muore con la fine dell’ultimo livello.
Il Multiplayer non offre niente di interessante tale per cui qualcuno possa avere intenzione di frequentarlo assiduamente.
Conclusioni
Stranglehold è in definitiva un bel gioco. Il personaggio di Tequila, una sorta di ispettore Callaghan con gli occhi al mandorla, con i suoi modi spiccioli e le sue pistole spianate, è un personaggio carismatico che non mancherà di farsi amare, non solo dalle schiere di fan di John Woo. La trama è molto accattivante e ben narrata, corredata da ottime sequenze cinematografiche. Inoltre la possibilità di distruggere l’ambiente circostante dà una marcia in più a un titolo che merita davvero di essere provato. E’ grande il dispiacere di non poter usufruire di un comparto multigiocatore degno di questo nome, caratteristica negativa che inficia pesantemente il valore a lungo termine di questo titolo.
Come ultima parola, posso tranquillamente affermare che questo figlio apocrifo di Max Payne è un gioco davvero divertente, gravato però dalla sua effimerità.
Pro: Azione allo stato puro; Sistema di comandi intuitivo ed efficace; Ambiente completamente devastabile
Contro: Un po’ ripetitivo, specie in alcune sezioni; Single Player un po’ corto; Multiplayer al di sotto degli attuali standard.
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