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Game Info Game Review Screenshots Gallery
Voto Globale 5.5
Grafica 4.5
Audio 7
Giocabilità 4.5
Innovazione 5.5
Durata 5
Bladestorm: The 100 Years' War
Reviews
hartman1975
Quando si parla di KOEI tutti gli appassionati di videogames pensano subito a “Dinasty warriors” e “Samurai warriors”, serie interminabili di action games di ispirazione storica pubblicati dal 1997 a oggi e tutti sviluppati dal team Omega Force; pochi si ricordano che il publisher di Yokohama ottenne un discreto successo negli anni ’80 innovando non poco il genere strategico con “Nobunaga ambition” e suoi seguiti. Con “Bladestorm: la guerra dei 100 anni”, ambientato appunto durante la sanguinosa guerra tra Francia e Inghilterra, KOEI cerca di trovare una fortunata alchimia tra i due generi, dando vita a un nuovo action-game di impronta strategica, nel tentativo di rinfrescare un genere che ormai sente il peso del tempo che passa.

Sussidiario

La guerra dei 100 anni coinvolse il regno di Francia e il regno d’Inghilterra dal 1337 al 1453 e si concluse con la cacciata degli inglesi da tutti i territori francesi. La causa principale della guerra fu la successione al trono francese di Filippo di Valois, trono al quale si proclamò legittimo successore anche Edoardo III, re d’Inghilterra e figlio d’Isabella di Francia. La fase più drammatica del conflitto, da parte francese, inizia nel 1420 quando i francesi, sconfitti, dovettero accettare con il trattato di Troyes che la corona passasse ad Enrico V re d’Inghilterra, alla morte di Carlo VI; è in questa fase che interviene la leggendaria figura di Giovanna d’Arco, che si presenta da Carlo VII dichiarandosi inviata da Dio per risollevare le sorti dei Valois. La “pulzella d’Orleans” riuscì a imporsi al re rompendo l'assedio inglese e facendolo incoronare a Reims. Mentre per lei sarebbe stato giusto continuare la guerra fino alla totale sconfitta degli inglesi, il sovrano trattò col nemico. Giovanna allora, continuò la propria battaglia fino al 1430, quando, catturata dai Borgognoni, fu consegnata agli inglesi per 10.000 scudi d'oro, processata per stregoneria e condannata al rogo (1431), senza che Carlo VII muovesse un dito per salvarla. Il conflitto ha una notevole importanza militare poichè vide la nascita di nuove armi e nuova tattiche usate da eserciti formati da soldati di professione: i mercenari. Durante il gioco incontreremo le più importanti figure di questo spaccato storico, da Edward 'the black prince' fino a Giovanna d'Arco, da Sir John Chandos a Philippe Le Bon, in tutto una ventina di personaggi realmente esistiti a cui si affiancano una decina di mercenari di fantasia. La trama del gioco intreccia i più significativi eventi realmente accaduti con delle subquest inventate, in cui dovremo cercare delle alleanze con i diversi schieramenti e mercenari più o meno carismatici (Magnus, Georges "Sudden Death", Marc "Iron Wall", Sir John Hawkwood).


Professione mercenario

In “Bladestorm: la guerra dei 100 anni” interpretiamo un professionista della guerra che approfitta del drammatico conflitto per accumulare fama e ricchezze. Schierandosi senza ritegno nell’esercito francese o in quello inglese, a seconda di chi offre più oro. Dopo aver scelto nome, sesso e fattezze del mercenario in un semplicistico editor caratterizzato da pochissime opzioni ( una decina di visi disponibili e tre voci ), ci troviamo all’interno della nostra base operativa, una lurida taverna gestita da un ex mercenario stanco della guerra ma fonte di importanti informazioni e suggerimenti: è qui che gestiamo sotto ogni aspetto la nostra ambiziosa carriera, ascoltando le dicerie degli abitanti e dei soldati ubriachi, assoldando reclute specializzate, acquistando e vendendo armi e equipaggiamenti da avidi mercanti, e soprattutto valutando i contratti che ci vengono proposti da i due schieramenti. All’inizio della nostra avventura le proposte di lavoro sono scarse e poco remunerative a causa della nostra poca esperienza in battaglia ma grazie alle prime eroiche e spavalde gesta sul campo riusciremo ad accrescere a dismisura la nostra fama sinistra di implacabile guerriero, che ci aprirà le porte a ricchissimi contratti per battaglie disperate. Per essere pagati è necessario raggiungere gli obiettivi sottoscritti nel contratto, nel quale sono indicati lo schieramento d’affiliazione, la difficoltà, i giorni di durata e la retribuzione. Prima di accettare i contratti che pongono le condizioni più impegnative è opportuna un'accurata gestione del nostro status generale, distribuendo i punti esperienza guadagnati durante la battaglia per accrescere le peculiarità del nostro piccolo esercito. Aumentare il numero di cavalieri, degli arcieri, dei lancieri, dotarli di maggiore forza di impatto o resistenza, acquistare nuovi equipaggiamenti o reclutare altri mercenari saranno operazioni strategiche decisive per vincere la battaglia.


Dall’alba al tramonto

Accettato il contratto dobbiamo scegliere da quale roccaforte della mappa iniziare, facendo attenzione allo schieramento delle truppe alleate e di quelle nemiche, in modo da non trovarsi catapultati in una posizione strategicamente difficile da difendere. Le ostilità iniziano all’alba e terminano al tramonto, dopo il quale possiamo riorganizzare il nostro esercito per la giornata successiva, approfittando degli oggetti e dell’esperienza meritati durante lo scontro. Sul campo di battaglia appare subito evidente l’importante novità che contraddistingue Bladestorm rispetto ai tipici action di casa KOEI, i quali si caratterizzano per un gameplay incentrato esclusivamente sull’utilizzo della forza individuale di un singolo eroe mentre, l’ultimo nato, punta sulla gestione di un gruppo di guerrieri, divisi in tre classi principali: cavalleria pesante, arcieri e fanteria all’arma bianca. Nel nostro ruolo di comandate dobbiamo sfruttare al meglio le qualità uniche di ogni drappello di soldati, dal momento che la cavalleria è devastante contro i fanti ma può essere decimata facilmente dagli arcieri, mentre questi sono molto deboli nello scontro corpo a corpo. Inoltre ognuno di essi è capace di particolari attacchi speciali, eseguibili con i pulsanti X, Y e B, quando la relativa barra d’energia è completamente piena: ad esempio la cavalleria può sbaragliare i nemici effettuando una “carica”, la fanteria può far perdere i sensi al nemico con un colpo potente e gli arcieri possono scagliare centinaia di frecce con precisione chirurgica sfruttando il comando “mira precisa”. Per assumere il comando di ogni singolo plotone è necessario recarsi fisicamente con il proprio mercenario vicino ad esso e premere A, niente skip immediato di truppa, metodo che si rivela ben presto scomodo e approssimativo: paradossalmente è possibile trovarsi in situazioni in cui vagheremo solitari alla ricerca di soldati per assumerne il comando e altre in cui, nell’azione concitata della battaglia, quando tutte le classi di soldati sono disordinatamente coinvolte in poco spazio, ci troveremo al comando di truppe inutili senza volerlo. Dopo esser riusciti a prenderne il controllo, il reparto risponde ai comandi come un sol uomo, eseguendo con immediatezza tutti i movimenti, gli attacchi base e quelli speciali; il ruolo del mercenario è proprio quello di dettare ogni singolo movimento: se ad esempio eseguiamo con esso un attacco normale, tutti i soldati sotto il nostro comando faranno esattamente la stessa cosa. Nelle situazioni più intricate è possibile richiamare delle truppe di supporto, con il pulsante LT, assoldate a caro prezzo tra una battaglia e l'altra nella nostra base operativa. Per orientarci nel vasto scenario dovrebbe aiutarci, in alto a destra dello schermo, una piccola mappa indicante alternativamente gli schieramenti e le singole unità con dei vessilli colorati di rosso e di blu ma inspiegabilmente gli sviluppatori hanno omesso l’inserimento dei punti cardinali: capita facilmente di perdersi nell'enorme campo di battaglia, magari dopo una fuga a spron battuto. L’impegno tattico e strategico dettato dalla caratterizzazione unica per ogni classe purtroppo e frustrato da un netto sbilanciamento di forza a vantaggio della cavalleria, che si dimostra in ogni frangente troppo veloce e potente, incontrastabile per tutti gli altri soldati, di conseguenza utilizzati solo per soddisfare la curiosità di vedere nuovi attacchi speciali. L’ IA generale di tutti gli schieramenti, sia alleati che nemici è risibile, quasi mai le loro azioni sembrano rispondere a un preciso disegno tattico: mentre stoicamente guidiamo il nostro drappello contro gli schieramenti avversari, voltando lo sguardo ci accorgiamo trasecolati che tutti gli altri alleati sono fermi senza far niente per aiutarci. Se all’inizio della nostra carriera di mercenario senza scrupoli possiamo trovare spunti divertenti e stimolanti, presto gli obiettivi diventano estremamente ripetitivi facendo dimenticare presto tutte le impressioni positive: difendere la nostra base e conquistare la roccaforte nemica sconfiggendone il comandante è tutto quello che dobbiamo fare per terminare il gioco, un plot già visto e abusato dagli illustri predecessori creati da Omega Force. Sarebbe stato più impegnativo, divertente e appagante un attenta ricerca e gestione delle risorse direttamente sul campo di battaglia, magari ispirandosi a stratetegici in tempo reale stile "Age of Empire".


Castelli all’orizzonte

La realizzazione grafica di Bladestorm è palesemente il risultato di un “compromesso storico” che i programmatori del collaudato team di sviluppo hanno dovuto imporsi fin dalle loro prime creazioni, ovvero optare per uno stile grafico povero di dettagli per garantire un elevatissimo numero di unità sullo schermo. La splendida campagna bretone, la coloratissima vegetazione, i magnifici castelli medioevali , le ricche armature dei soldati e i gloriosi vessilli al vento hanno perso tutto il loro fascino in questa trasposizione video ludica a causa di un motore grafico assolutamente inadeguato per soddisfare le aspettative dell’utenza next-generation. La varietà degli elementi su schermo (alberi, villaggi, castelli, soldati) è ridotta ai minimi termini, tanto che avremo l’impressione di essere sempre nello stesso punto del campo qualsiasi sia la mappa selezionata in precedenza e, cosa ancora più grave, avremo difficoltà a distinguere i nostri alleati dalle truppe ostili e a riconoscere gli storici protagonisti con cui rivaleggeremo nel corso dell’avventura. Ingiustificabile dal momento che la povertà delle textures non aiuta la fluidità generale dell’azione, che accusa fastidiosi rallentamenti nelle fasi più concitate e non impedisce continui bad clipping dello scenario.


Squillino i trombettieri

L’atmosfera di una battaglia sanguinosa e disperata è ricreata in modo perfetto dall’ottimo lavoro dedicato alla evocativa colonna sonora e ai realistici effetti audio. La tracklist comprende decine di tracce musicali decisamente ben realizzate e coinvolgenti (The Hundred Years' War, Defending the Allied Encampment, Triumphant Outcome) tanto che KOEI ha deciso di venderle a parte in un doppio cd; sentire durante la battaglia lo stridere delle lame, lo scalpitio degli zoccoli, il sibilare delle frecce, le voci decise dei generali e le urla dei feriti ricrea alla perfezione l’atmosfera unica delle battaglie campali del medioevo. Un po’ sottotono invece il doppiaggio in inglese: ancora una volta le voci usate sono troppo poche considerando l’alto numero di personaggi con cui dovremo confrontarci.


Cavaliere solitario

La carriera mercenaria in solitario è l’unica modalità di gioco prevista in Bladestorm e ci terrà impegnati al massimo una quindicina di ore di gioco effettivo, mentre se consideriamo l’eventualità di onorare tutti i contratti che ci vengono proposti e l’esigenza feticista di avere una cura maniacale delle risorse a nostra disposizione, le ore raddoppiano facilmente ma è certo che una volta finito nessuno ci rigiocherà; il pericolo poi non troppo remoto è quello di stancarsi presto di un gioco eccessivamente ripetitivo e confuso. Avrebbe giovato alla longevità la possibilità di competere online contro gli eserciti dei propri amici ma ormai è assodato che da KOEI sarà difficile aspettarsi tanto.


Trattato di pace

La miscela azione-tattica-stretegia proposta con originalità da Bladestorm fallisce nel tentativo di accontentare chi ormai era stanco dell’elementare e vetusto gameplay delle serie storiche targate KOEI e sperava in svolta verso una maggiore complessità e chi al contrario si divertiva con l’ormai unico rappresentante di un genere in via d’estinzione. Rispetto ai recenti titoli pubblicati da KOEI e sviluppati sempre da Omega Force ( “Warriors Orochi” e “Dinasty Warriors: Gundam” su tutti ) rimane purtroppo invariata la mediocrità della realizzazione grafica. Per quelli che erano attirati dalle novità sbandierate da Bladestorm il consiglio è quello di provare la demo prima dell’acquisto, per tutti gli altri invece è meglio dedicarsi alle tante produzioni eccellenti uscite negli ultimi mesi.

 

PRO

  • Ottima colonna sonora
  • Effetti sonori realisti e coinvolgenti
CONTRO
  • Gestione delle truppe scomoda
  • Azione generale confusa
  • IA scarsa
  • Realizzazione grafica mediocre
  • Totale assenza di modalità multiplayer
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