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Game Info Game Review Screenshots Gallery
Voto Globale 5.5
Grafica 4
Audio 5
Giocabilità 6
Innovazione 4.5
Durata 6.5
Phantasy Star Universe
Reviews
Ardsheal

Era il lontano 2000 quando Sega rilasciò Phantasy Star Online, titolo per Dreamcast che proiettava i giocatori in uno scenario fantascientifico nel quale aleggiavano atmosfere da film e dove vivevano personaggi dai grossi occhioni e dalle capigliature assurde, elementi tipici della cultura manga. A ben sei anni di distanza, la storica software house nipponica rilascia Phantasy Star Universe (d'ora in poi PSU), diretto seguito del predecessore, pubblicizzato con la chiara promessa di rivoluzionare alcune delle peculiarità che hanno reso famosa la precedente versione per Dreamcast. E' bene precisare ai più giovani e ai meno esperti, che parlando di PSU si mette in discussione una delle più celebri saghe di RPG di tutti i tempi, nata nel 1987 su console Mega Drive e partorita dalla geniale mente di Rieko Kodama, ricordata tuttora come la “First-Lady” dell'RPG. Il ciclo di Phantasy Star, composto da più di venti titoli tra giochi e relative espansioni, è oggi ufficialmente riconosciuto come una delle più celebri saghe RPG per console di tutti i tempi.
Senza ulteriori indugi, vediamo cos'hanno da offrire i ragazzi di Sega all'esigente pubblico di Xbox 360.

PSU regala due distinte, benché strettamente correlate, esperienze di gioco: la “Modalità Storia” per giocatore singolo, che introduce le novità di questo nuovo capitolo della saga, e la modalità MMORPG “Xbox Live”, gigantesco mondo persistente nel quale far vivere il proprio alter-ego virtuale, in interazione con migliaia di altri giocatori.

UN RAGAZZO CONTRO I SEED.

Gli eventi di PSU hanno luogo a Gurhal, sistema stellare del tutto simile al nostro ma composto da tre grandi pianeti; Parum, principale colonia umana e centro nevralgico del sistema, Neudaiz, pianeta dalla rigogliosa vegetazione e dalle vaste distese oceaniche, e infine Moatoob, desertico e arido pianeta reso inospitale in conseguenza ad una ferocissima guerra durata centinaia di anni.
Gli umani, tipicamente posti al centro dell'azione, sono il fulcro della vita in Gurhal, creatori delle altre razze e forza numerica del sistema planetario. Come ogni gioco di ruolo che si rispetti sono le creature più versatili e semplici da utilizzare. Nonostante la loro notevole influenza non sono tenute particolarmente in considerazione dalle altre razze, in particolar modo dai bionici “Cast”. Questi ultimi sono robot dalle umane sembianze inizialmente adibiti a muscolo della società e ad uso bellico, ma successivamente staccatisi dal guinzaglio dei loro padroni. Hanno qualità fisiche fuori dalla norma a scapito di un notevole scompenso psichico.
Questi androidi non sono le uniche creature antropomorfe create dall'uomo: i Newmans infatti, sono esseri umani potenziati da un'alterazione genetica ricreata in laboratorio e possono essere fisicamente paragonati agli elfi della più tradizionale concezione fantasy. I Beast invece sono creature dalle fattezze e abilità animalesche, incredibilmente forti e resistenti, generalmente impegnati in lavori pesanti o addestrati nelle arti del combattimento.

L'avventura in single player ha inizio sulla Guardian Colony, una maestosa stazione spaziale orbitante che con la sua forma rievoca alcuni tra i più grandi classici della fantascienza come Star Trek e 2001: Space Odissey (il citazionismo si spreca sempre nell'operato giapponese n.d.a.). A cent'anni dal trattato di pace fra i pianeti del sistema di Gurhal, una misteriosa entità aliena denominata Seed entra in scena sconvolgendo l'equilibrio instaurato dal trattato stesso. Queste creature del tutto simili a grosse piante carnivore, giungono dalle profondità siderali trasportate da un nugolo di meteore, che sciama nel sistema stellare investendo tutto al passaggio. Tocca ad Ethan Waber, diciassettenne risoluto e coraggioso, affrontare la nuova e imprevista minaccia.

Per quanto solida (seppur non originale) possa essere la base narrativa sulla quale PSU lavora, la modalità in single player è veramente lenta e tediosa, per un gioco che si propone essere un action RPG frenetico ed eccitante. Dall'avvio del gioco passa più di mezzora prima che il giocatore possa impugnare un'arma e menar fendenti. Il tutorial tiene impegnato il giocatore per circa un'ora, spiegando dettagliatamente come compiere i primi passi, gestire il personaggio e il relativo inventario. La modalità storia risulta essere molto confusa nella sua globalità e in alcuni momenti, per lo più passivi, non è molto chiaro cosa si debba fare o quale strada sia meglio imboccare. Il fattore “esplorazione” è decisamente poco stimolante mentre la linearità di gioco a tratti sconfortante. Pur immergendosi nei meandri della trama e proseguendo con il gioco le cose cambiano poco.

Il gameplay di PSU, semplice ed intuitivo, recupera dal tipico stile arcade che ha sempre reso apprezzabili i titoli di Sega, fattore indubbiamente positivo per un pubblico giovane e nuovo del genere. D'altro canto si può affermare che lo stile di gioco risulti profondamente scarno nella sua essenzialità, elemento che potrebbe altresì allontanare il giocatore un po' più esigente ed esperto, escludendo e comunque limitando la più grossa fetta della torta.
I controlli e il pad non sono gestiti diversamente rispetto ad un qualsiasi jrpg. Con i tasti superiori del pad si seleziona l'equipaggiamento e si eseguono le basilari azioni di combattimento, generalmente riassunte in colpo normale e colpo speciale o potenziato, i tasti dorsali sono adibiti a funzioni secondarie, come la camminata laterale, mentre il pulsante start permette di accedere ai vari menù di gioco tra i quali quello d'equipaggiamento. Gli stick analogici controllano il movimento e la visuale.

TRE PIANETI, UN INTERO UNIVERSO.

La modalità “Xbox live” è certamente il punto di forza di questo titolo, in tutti i casi superiore rispetto al poco interessante single player. E' bene precisare però quanto il multiplayer sia strettamente correlato alla “Modalità Storia”, in quanto è proprio quest'ultima ad aprire le porte ad alcune aree e quest altrimenti inaccessibili ad un primo approccio.
Il mondo persistente di PSU permette d'interpretare le quattro razze del gioco precedentemente citate, e d'intraprendere tre differenti carriere: Hunter, Ranger e Force.
L'Hunter, tipico guerriero da mischia prestante e fisicamente dotato, è il combattente per antonomasia. E' esperto nell'utilizzo di armi da taglio quali spade, lance o daghe e non esita a lanciarsi nella più feroce delle battaglie.
Il Ranger è il combattente a distanza che sfrutta precisione e agilità sul campo di battaglia. Efficiente conoscitore di pistole, fucili e mitragliatori, preferisce restare in seconda linea come supporto al combattimento.
Il Force è una sorta di mago che utilizza il suo mistico potere in combattimento e in aiuto al gruppo. E' l'unica classe in grado di utilizzare le Technics o Arti Magiche, e pur restando inferiore in quanto a resistenza e difesa rispetto alle due precedenti è potenzialmente molto pericolosa.
Una volta soddisfatti alcuni semplici requisiti di crescita del personaggio, è possibile accedere a nuove classi (comunemente chiamate classi avanzate), che amplificano l'esperienza di gioco e contribuiscono a rendere il proprio beniamino il più personalizzato possibile.

PSU mette a disposizione dei giocatori una modesta quantità di aree esplorabili, che potranno essere visitate in party di massimo sei giocatori. Il database dei mostri e dei nemici è piuttosto vario, così come quello degli oggetti e dei collezionabili. Lo stile e il gameplay, che certamente si addicono poco alla modalità storia, si riconfermano in qualità poco più che decente per il gioco multiplayer.

GRAFICA e AUDIO.

Il comparto visivo è la nota dolente di PSU. Già dai primi minuti di gioco balza immediatamente all'occhio la qualità infima e retrograda del settore grafico, e pur proseguendo nel gioco le cose non cambiano affatto: bassa risoluzione per gioco e filmati, effetti di luce di scarsa qualità, filtri grafici inesistenti e texture insipide in quello che di fatto è un gioco retro-gen. E' bene precisare che in ambito MMORPG la grafica viene generamente alleggerita per ovviare a problemi come velocità di connessione o trasferimento dati; non è però il caso di PSU, che vede una modalità single player graficamente identica a quella in multi.
Se il protagonista accusa un'eccessiva semplicità e una pochezza di dettagli, mob e png sono ancora peggio. Le animazioni non sono certo eccezionali, ma vantano comunque di una certa godibilità.
La parte scenico-rappresentativa inneggia ad una semplicità disarmante: salvo rari casi infatti, scenografie e ambientazioni presentano un design anonimo, così come i personaggi e il relativo abbigliamento.

L'audio non presenta caratteristiche degne di note particolari. La colonna sonora e le musiche, perennemente presenti in sottofondo, sono godibili ma ridondanti e aiutano tutto sommato a caratterizzare i momenti salienti del gioco come i combattimenti o le scene. Gli effetti audio e il suono sono anch'essi gradevoli ma purtroppo appiattiscono il tutto con una scarsa partecipazione.

CONCLUSIONI.

Nonostante tutte le promesse fatte da Sega, PSU non presenta innovazioni di sorta rispetto al predecessore Phantasy Star Online, cosa certamente deludente per una serie che ha fatto la storia del videogame e dell'RPG. La modalità storia in giocatore singolo, raffazzonata e insignificante, è inserita con la pretesa di ricoprire un ruolo fondamentale nella controparte multiplayer, mentre l'intero comparto tecnico fa acqua da tutte le parti. E' bene ribadire che, per quanto PSU vanti di un gioco MMORPG valido, i punti a suo sfavore restano troppi, motivo per il quale non raggiunge la sufficenza.

Se state cercando un action-RPG di poche pretese, non prendete in considerazione questo titolo, che potrebbe far storcere il naso anche ai più accaniti fan della serie o agli appassionati del genere.

 

Pro 

  • Multiplayer vasto e longevo
  • Gameplay semplice ed intuitivo...

Contro

  • ..ma al tempo stesso striminzito e superficiale
  • Grafica ai minimi storici
  • Audio di scarsa partecipazione
  • La modalità storia è noiosa
  • Nessuna innovazione sostanziale rispetto al predecessore
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