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Voto Globale 7
Grafica 8
Audio 7
Giocabilità 7.5
Innovazione 6
Durata 6
Lost Planet: Extreme Condition
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Titolo: Lost Planet: Extreme Condition
Genere: Azione/Sparatutto
Sviluppatore/Publisher: Capcom/EA
Sito Ufficiale: http://www.lostplanet-thegame.com/
Data di uscita: 12 Gennaio 2007

“Capcom l’ha fatto ancora!”

Dopo l’ottimo successo riscosso con il suo primo videogame next-gen, Dead Rising (più di un milione di copie vendute), Capcom torna alla riscossa con un titolo dai tratti puramente nipponici. Nonostante un gameplay sicuramente non rivoluzionario, Lost Planet, risulta essere un titolo molto divertente con un ottimo comparto tecnico ed una trama da far invidia a molti.

Andiamo ad analizzare il gioco nei suoi aspetti principali...

La Storia:

Lost Planet è ambientato in un ipotetico e lontano futuro, dove la razza umana si vede costretta ad abbandonare il pianeta Terra per andare alla ricerca di nuovi pianeti da poter colonizzare. Una di queste colonie è E.D.N. III, un pianeta caratterizzato da estreme condizioni climatiche, permanentemente coperto da ghiaccio e neve. Tutto sembra andare per il meglio quando, ad un tratto, sorge un problema: il pianeta si scopre essere popolato da creature aliene, con sembianze simili agli insetti terrestri ma dal carattere decisamente ostile. Questi esseri vengono ribattezzati Akrid.

Una cruenta e sanguinosa guerra ha inizio: questo scontro vede da un lato la NEVEC (Neo Venus Construction Corporation), organizzazione addetta colonizzazione il cui scopo primario è quello di terraformare il pianeta eliminando ogni forma di vita indigena, dall’altro gli Akrid decisi a non farsi sottomettere dagli invasori. Durante lo scontro però, i coloni, fanno una scoperta sensazionale: una forma di energia termica (che prende il nome di EN-T nell’HUD di gioco) scorre all’interno degli Akrid. L’interesse verso il pianeta aumenta e decisi sempre più ad impossessarsi di questa energia, i colonizzatori, sviluppano nuove e potenti armi, dei mech chiamati Vital Suits (VS), esoscheletri che conferiscono a chi ne fa uso una potenza offensiva e difensiva decisamente elevata. Questo scenario sicuramente non idilliaco viene complicato ulteriormente con la nascita di una fazione, i “pirati della neve”, decisa ad ostacolare l’operato della NEVEC ritenendo che, il loro progetto di conquista, abbia un prezzo troppo alto.

La nostra avventura ha luogo 150 anni dopo l’inizio della colonizzazione e ci vede protagonisti nelle vesti di Wayne Holden (la cui fisionomia è stata presa dall'attore sud-coreano Lee Byung-Hun); liberato da una coltre di ghiaccio da tre pirati delle nevi (Yuri, Luka e Rick) che diventeranno poi suoi compagni di avventura, il nostro protagonista è in grado di ricordare solo alcuni momenti della sua esistenza, tra cui la morte del padre ucciso da un mastodontico Akrid soprannominato “Occhio Verde”. Presto ci renderemo conto di come la nostra avventura viaggi sostanzialmente su due binari: il primo ci vede impegnati nella lotta contro la NEVEC e gli Akrid mentre l’altro ci vedrà alla ricerca della verità sul nostro conto e su tutto quello che ci sta intorno, compresa l’identità e l’obiettivo dei nostri nuovi amici. La storia viene raccontata tramite piccole sequenze video presenti tra una missione e l’altra (11 in totale) durante le quali verremo a conoscenza di nuovi piccoli indizi, tasselli mancanti che andranno a completare il puzzle della storia, conducendoci ad un unico e entusiasmante finale.

Il Gameplay:

Ed eccoci, finalmente, giunti a descrivere il pilastro portate: la caratteristica più importante di ogni videogame, il gameplay. Come già accennato nell’introduzione, Lost Planet si avvale di un sistema di controllo di “vecchio” stampo, dando quindi al tutto un senso di immediatezza e facilità d’uso. La scelta di Capcom è sicuramente azzeccata e ce ne renderemo conto non appena inseriremo il dvd originale del gioco nella console. Un menù di semplice fattura ci darà il benvenuto nel fantastico mondo di Lost Planet e darà il via alla nostra avventura.

Iniziando una nuova partita, dopo un breve filmato introduttivo, ci ritroveremo immediatamente in mezzo all’azione, svelandoci così la vera natura di questo titolo: un puro sparatutto in terza persona dove la parola d’ordine è “Spara! Spara! Spaaaraa!!”. L’intero gioco è strutturato in missioni alla fine delle quali ci troveremo ad affrontare un Boss di "fine livello" (volutamente scritto con la B maiuscola, viste le dimensioni), evidente richiamo a videogame "old school". La prima missione altro non è che un breve tutorial dove, oltre ad apprendere i primi indizi della storia del nostro protagonista, impareremo i comandi base del gioco.

-Levetta sinistra, alla quale è affidato il movimento;
-Levetta destra, per ruotare liberamente la visuale;
-Grilletto sinistro (LT), per lanciare i vari tipi di granate;
-Grilletto destro (RT), per sparare;
-Tasti dorsali (LB ed RB), permettono di ruotare, rapidamente, la telecamera di 90 gradi;
-Tasto A, per saltare;
-Tasto B, per colpire i nemici con l'arma o per sostituire/raccogliere le armi che troveremo disseminate nei livelli;
-Tasto X, per lanciare il rampino, che troveremo molto utile in diverse occasioni.

Altro elemento importante è l’HUD, ovvero gli elementi che compongono la schermata di gioco:
In alto a sinistra troveremo due barre, quella della Vita e quella dell'EN-T (energia termica).
La prima (Vita) indica il livello di salute del nostro personaggio e scenderà ogni volta che verremo colpiti. La seconda (EN-T) è un elemento di vitale importanza per la sopravvivenza del nostro eroe sul pianeta ghiacciato di E.D.N. III; viene ricaricata grazie ad un armonizzatore installato nel braccio destro del nostro Wayne che converte l’energia vitale, rilasciata dai nemici caduti sotto forma di liquido arancione, in energia termica. Questo particolare tipo energia ci permetterà di poter essere colpiti diverse volte, portando la barra della Vita quasi a zero, senza però morire: l’EN-T provvederà a riportare tempestivamente ad un livello ottimale la barra della Vita. Risulterà quindi essenziale mantenere sempre alto il livello di EN-T poiché, lo stesso passare del tempo, farà calare il livello di energia termica: questo non avviene quando siamo a bordo di un VS.
Gli altri elementi che compongono l’HUD di gioco sono: in altro a destra il classico ed utilissimo radar, in basso a sinistra le bombe a nostra disposizione, in basso a destra le armi con le quali siamo equipaggiati (con un massimo di due contemporaneamente) ed in fine il mirino che diventerà di colore verde, quando punteremo una zona raggiungibile dal rampino e il classico rosso per indicare un nemico. Vi è, inoltre, un altro elemento che apparirà ogni qual volta ci scontreremo con un Boss, indicandoci il livello di vitalità del nostro nemico.

Elemento principale di ogni sparatutto che si rispetti è il comparto armamenti e quello a nostra disposizione è veramente da brivido. L'armamentario “base” che potremo utilizzare è molto vario: dal più classico fucile mitragliatore al fucile a pompa, dal lanciarazzi al fucile al plasma, dal fucile di precisione al quello ad energia. Tutto condito da una vasta scelta di granate: bombe a mano, granate a disco, granate al plasma… ce n’è, davvero, per tutti i gusti! Ultimo, ma non per importanza, il rampino che ci tornerà molto utile per raggiungere posti altrimenti irraggiungibili.

Ma non finisce qui! Per chi è convinto che questo possa bastare, ecco il giocattolo più divertente che potremo utilizzare, il VS ovvero Vital Suit. Dei veri e propri mech in grado di darci una potenza offensiva tale da abbattere anche il più ostico dei nemici. I mezzi a disposizione sono circa 20, ognuno con diverse caratteristiche. Le armi equipaggiabili per ogni singolo VS sono di diverso tipo e sono sparse lungo il nostro percorso. In totale potremo utilizzare due armi, una per braccio, in grado di conferire una potenza di fuoco davvero esaltante. Molto interessante è, inoltre, la possibilità di equipaggiare il nostro alterego con le armi dei VS, questo però a discapito della sua agilità.

Per quanto riguarda la struttura e del gioco, come accennato all’inizio, Lost Planet è suddiviso in missioni: 11 in totale. Delle cute-scene animate in tempo reale, presenti all’inizio e alla fine di ogni missione, ci mostreranno l’evolversi della trama svelandoci i segreti celati dall’amnesia del nostro protagonista. Ogni missione è suddivisa in checkpoint: questi punti di salvataggio automatico, prendono il nome di Stazioni Dati e sono disseminate lungo il nostro percorso. Una volta attivate, non solo andranno ad aumentare il livello massimo di energia termica a nostra disposizione ma ci sveleranno anche parte della mappa (raggiungibile dal pannello opzioni), visualizzando inoltre un fascio luminoso che ci indicherà la direzione da seguire per raggiungere il prossimo “punto di controllo”.

Nonostante tre gradi diversi di difficoltà, il titolo Capcom risente di una longevità assai scarsa. Infatti uno giocatore, più o meno esperto, può tranquillamente completare la modalità singleplayer in non più di 8/9 ore. Un vero peccato visto l’alto livello tecnico raggiunto per lo sviluppo del gioco.

Ultimo aspetto del gioco da prendere in considerazione è l’IA (intelligenza artificiale) dei nemici, che a volte lascia alquanto perplessi. Mentre quella degli Akrid sembra funzionare abbastanza bene, vista anche la natura del nemico stesso, per quanto riguarda i nemici umani il lavoro è sicuramente discutibile. Durante un combattimento a distanza tutto sembra funzionare, infatti i “pirati” rimarranno a portata di tiro della loro arma cercando sempre una copertura. In combattimento ravvicinato, invece, dimostrano la loro debolezza e molte volte ce li troveremo davanti pronti per essere trivellati.

Il Multiplayer:

Caratterizzato dalla presenza dalla sola modalità online (è infatti privo di modalità cooperativa), il multiplayer di Lost Planet non è sicuramente il suo aspetto migliore. Nel complesso risulta, tuttavia, divertente e piacevole.

Le modalità disponibili sono quattro:
•    Eliminazione Avversario: Il classico deathmatch, tutti contro tutti;
•    Eliminazione Team: Deathmatch a squadre;
•    Conquista Stazione Dati: Paragonabile al classico “cattura la bandiera”, il nostro obiettivo sarà quello di impadronirci del maggior numero di Stazioni Dati;
•    Fuggitivo: L’opposto del classico deathmatch: in questo caso il motto sarà, appunto, “fuggire!”. Questa modalità vede, infatti, un unico giocatore contro tutti gli altri.

Le mappe a nostra disposizione sono otto e, come nella modalità singleplayer, risultano molto grandi, ben strutturate e ricche di particolari.  Creando un match avremo a disposizione varie parametri da definire a nostro piacimento: equipaggiamento iniziale, disposizione di stazioni dati, armi, VS e in fine i punti di respawn (selezionabili tra quelli memorizzati). Caratteristica principale della modalità multiplayer è la possibilità di raggiungere un massimo di 16 giocatori in contemporanea, garantendoci scontri davvero avvincenti.
Tutto il comparto multiplayer è caratterizzato da una quasi assenza di lag, permettendo quindi un gioco fluido. Altro aspetto degno di nota è la variazione di illuminazione dovuta al naturale ciclo giorno/notte (con un lasso temporale decisamente ristretto, per ovvi motivi).
Da segnalare, invece, la presenza di fastidiosi tempi morti quando si viene colpiti da un avversario.

Comparto tecnico:

•    Grafica: “Fantastico!”, questo è quello che direte iniziando a giocare a Lost Planet e, sempre di più, vi convincerete di questo proseguendo nel gioco. In un periodo in cui l’eccellenza grafica sembra sia dettata dal tanto blasonato titolo Epic Gears of War, Capcom sforna un prodotto decisamente di ottimo livello. Il motore grafico è lo stesso utilizzato per Dead Rising per quando riguarda la fisica, invece, il compito è stato affidato all’ottimo Havok Engine.

Lost Planet è, a tutti gli effetti, un paradiso per gli occhi: texture di ottimo livello per la caratterizzazione dei personaggi, enormi mappe ricche di dettagli che variano da lande innevate ad enormi grotte infestate da Akrid volanti. Tutto questo è niente se paragonato al lavoro svolto con effetti quali luci ed ombre e altri effetti particellari come tempeste di neve ed esplosioni: il fumo prodotto dalle esplosioni a volte sembra quasi palpabile, una resa a dir poco eccezionale.

Altra particolarità degna di nota è la, generosa e a volte sbalorditiva, quantità di nemici che il motore grafico riesce a gestire contemporaneamente, mantenendo un dettaglio sempre elevato e con un frame-rate che si attesta, quasi, sempre costante sui 30 fps. Questo ci consente di assaporare una buona fluidità per tutta la durata del gioco, salvo alcuni e a dir il vero sporadici, rallentamenti.

Nonostante l’alto livello grafico raggiunto da Capcom, non possiamo chiudere gli occhi davanti ad un difetto che può dar fastidio a molti. Risulta infatti presente, come già visto in altri titoli (Dead Rising compreso), il problema del Tearing: fenomeno dovuto all’assenza del v-sync il quale produce una, fastidiosa, “frammentazione” orizzontale dell’immagine quando andremo ad effettuare rapide rotazione della visuale.

•    Audio: Il comparto audio si attesta su buoni livelli specialmente se si utilizza un impianto Dolby Digital. La colonna sonora è composta da musica sinfonica che riesce a trasmettere le giuste emozioni in ogni fase del gioco. Gli effetti sonori, a differenza di quello che ci si aspetterebbe, non risultano eccellere ma riescono comunque a svolgere dignitosamente il loro compito. Il tutto è condito da un discreto doppiaggio in lingua inglese con sottotitoli in italiano.

Conclusioni:

In conclusione Lost Planet: Extreme Condition è sicuramente un titolo da aggiungere alla nostra collezione. Nonostante alcune piccole pecche superficiali, il gioco risulta nel complesso un buon prodotto che saprà entusiasmarci. Il gameplay di “vecchio” stampo e la presenza dei mech (VS) fa del titolo Capcom un gioco immediato e divertente, contornato da un comparto audiovisivo di ottimo livello.

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